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L'esperienza in Trentino

by tiziano last modified 2005-07-11 09:32

La Provincia Autonoma di Trento ha deciso di produrre delle 'Linee Guida per le Agende 21' in ambito trentino quale supporto a coloro che decidono di impegnarsi sui temi di rilevanza generale offrendo una serie di servizi collegati.

La Provincia Autonoma di Trento ha deciso di produrre delle Linee Guida per le Agende 21 in ambito trentino quale supporto a coloro che decidono di impegnarsi sui temi di rilevanza generale offrendo una serie di servizi collegati:

  • un riferimento metodologico rigoroso e che garantisce il raggiungimento di obiettivi di miglioramento in modo verificabile;
  • un percorso misurabile oggettivamente con riferimenti di contesto geografico e temporale generale;
  • dati strutturati, e quindi raccolti e manipolati da Appa, sistematicamente nel tempo e nello spazio in modo da essere facilmente utilizzati in sede locale a basso costo;
  • assistenza nell’attività di raccolta dati con i tanti attori presenti a livello generale (interlocutore unico caratterizzato da autorevolezza e affidabilità) e nei rapporti con i cittadini (supporti comunicativi della rete ambientale, ovvero economia di sistema);
  • un flusso finanziario ad hoc con specifica voce di spesa nel bilancio provinciale;
  • nuova organizzazione territoriale dell’analisi ambientale meglio dimensionata ai problemi ambientali, anziché a quelli amministrativi.

Ciò introducendo negli strumenti di governo comunale elementi di conoscenza ambientale oggettiva e sistematica (bilancio ambientale comunale), quale condizione per la valutazione degli effetti delle politiche amministrative, avviando così il superamento della separazione tra strumento contabile comunale e programmazione urbanistica degli interventi.

Queste misure hanno significato in concreto sostenere le Amministrazioni comunali, semplificando loro in modo autorevole un lavoro spesso poco produttivo e molto costoso sulla significatività o meno di dati e di indicatori ambientali, semplificando la raccolta dati avendo come soggetto unico di riferimento Appa, offrendo inoltre in modo strutturato strumenti di comunicazione utili a favorire la partecipazione (tipo un sito web), riducendo così i costi da sopportare e i tempi generalmente troppo lunghi.

Il punto di partenza assunto dalla Provincia Autonoma di Trento in questo campo è stato il Progetto per lo Sviluppo Sostenibile del Trentino (PSST) elaborato dall’Università di Trento e che ha analizzato il contesto provinciale individuando le emergenze sulle quali porre maggiore attenzione. Il PSST ha selezionato poi un set di indicatori adeguati a fotografare lo stato dell’arte in uno specifico momento e contesto, ha confrontato tale selezione con un gruppo di operatori particolarmente significativi e competenti presenti sul territorio (Focus group) per scegliere gli indicatori più utili allo scopo in un processo partecipato.

Infine il progetto provinciale per lo Sviluppo Sostenibile si è spinto ad indicare gli obiettivi generali e le priorità da perseguire. Esso è stato recepito a livello programmatico con delibera della Giunta Provinciale nell’atto di indirizzo sullo Sviluppo Sostenibile nel 2001.

La vicenda dell’attuazione dei finanziamenti previsti in via sperimentale nel 2001 dalla Provincia Autonoma di Trento è interessante per capire le difficoltà di avvio di tali procedimenti. I soggetti individuati dalla delibera erano:

  • ACCORDO AMBIENTALE VAL DI FIEMME che coinvolgeva vari privati e tre amministrazioni pubbliche (Predazzo, Tesero e Cavalese);
  • EMAS E AGENDA 21 NEL SISTEMA LAGHI DEL TRENTINO che impegnava due amministrazioni comunali (Riva del Garda e Tenno);
  • LE ISO 14001 IN DIVERSI CONTESTI URBANI E TERRITORIALI che vedeva 4 Comuni impegnati in certificazione di qualità (Folgaria, Villalagarina, Rovereto e Levico);
  • AGENDA 21 D’AREA che comportava l’avvio di un Agenda 21 in un ambito territoriale omogeneo e che si dimostrava molto sensibile (Bleggio Inferiore e Superiore, Scenico, Lorenzo in Banale, Fiavè, Lomaso e Dorsino).

I risultati a distanza di due anni sono a "luci ed ombre". L’accordo della Val di Fiemme è stato attuato parzialmente dai privati e vede le amministrazioni pubbliche ferme al palo. L’Agenda 21 d’area non è partita. Le certificazioni ISO hanno appena preso avvio e non è possibile prevederne l’esito. Tenno, impegnata nella certificazione EMAS, sta per concludere l’esperienza portando a casa un risultato sicuramente molto positivo. Riva del Garda, unica impegnata a verificare la attuabilità delle Linee Guida provinciali, sta concludendo la sua esperienza con un buon risultato di miglioramento, ma evidenziando debolezze nella conduzione della fase partecipativa. Quindi molti motivi di riflessione ed alcune certezze.

Ma al di là di quanto promosso dalla PAT in questi anni si sono sviluppate altre esperienze spontanee: Levico, coinvolta ancora a metà anni novanta nella fase costituente di Alleanza delle Alpi (una rete di Comuni che attuano i principi della Convenzione delle Alpi attraverso un percorso di Ecoaudit), ha superato la fase di prima di avvio perdendosi poi nella fase attuativa e di consolidamento dell’esperienza. Recentemente invece ha avviato analoga esperienza il Comune di Telve rinnovando un impegno di sicuro interesse e di grande respiro internazionale.

Nel 2002 i Comuni della Bassa Valsugana hanno promosso un percorso partecipativo per andare verso una autocertificazione di ambito, un esperienza di coinvolgimento della popolazione locale positivo per i metodi, meno per organicità e oggettività del percorso. Nel 2003 il Comprensorio del Primiero sta avviando un Agenda 21 per produrre l’analisi dell’ambiente locale attraverso un percorso partecipato: un impegno onorevole, ma di limitata portata per i risultati che è in grado di produrre a fronte dei costi previsti. Alcuni Comuni della Valle dell’Adige hanno cercato di promuovere un Agenda 21 d’area senza però, per ora, riuscire a concretizzare l’avvio del procedimento.

Come si può vedere la spinta spontanea per impegnarsi nel miglioramento delle proprie condizioni ambientali è diffusa e variegata, di difficile supporto e malamente codificabile. In ciò appare centrale il ruolo di Appa e della rete dei laboratori ambientali che però appaiono ancora insufficientemente supportati e strutturati a svolgere il ruolo di promotori dello sviluppo “sostenibile” locale.

E’ sicuramente presto per trarre conclusioni su quanto fatto, ma si possono esprimere alcune considerazione generali:

  • un argomento, quello dello sviluppo sostenibile e dei procedimenti di miglioramento, che sembrava fino a pochi anni fa estraneo alla realtà locale, ha rapidamente preso piede e si sta diffondendo anche grazie alla attività della Giunta provinciale;
  • il lavoro fatto e le esperienze in corso di conclusioni hanno prodotto un utile terreno di riflessione, confermando in generale la bontà di quanto fin qui fatto, ma evidenziando al contempo come alcuni aspetti vadano perfezionati ed affrontati con maggiore attenzione e determinazione;
  • la partecipazione inizia ad essere significativa, e se da un lato va rilevato come il livello di coinvolgimento popolare appare modesto, dall’altra il sostanziale valore democratico dei procedimenti appare carente. Si evidenzia infatti la necessità di rafforzare tali processi sotto il profilo della oggettività dei risultati. Ovvero ad una presenza generalmente significativa di soggetti importanti della realtà locale non corrisponde una analoga diffusa partecipazione di cittadini. E se per talune iniziative avere i soggetti “importanti” di una comunità significa toccare le leve forti del potere (i nodi delle scelte delicate) è indiscutibile che per ottenere risultati significativi in processi di consumo e di miglioramento degli stili di vita servono presenze più consistenti. I procedimenti infatti necessitano di vedere una partecipazioni non finalizzata alla presentazione di scelte già fatte, ma la costruzione di scelte concertate. Ciò non deve in ogni caso essere considerato una sottovalutazione degli sforzi in corso di attuazione, ma un indirizzo per un maggiore impegno ed il superamento degli attuali limiti;
  • è indispensabile poi pensare alla continuità delle esperienze che si avviano in modo da perseguire risultati stabili nel tempo, che i singoli cicli di A21L o di certificazione non sono in grado di garantire, e che le esperienze fin qui fatte hanno evidenziato di non essere in grado di garantire;
  • infine è necessario prevedere risorse più consistenti, e articolate per fasi operative, al fine di permettere una maggiore incisività e considerazione dei processi che oggi scontano una visione settoriale, ovvero di essere considerati semplicemente come interventi di natura ambientale.

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